Sei Uno Tredici

Pubblicato: 7 gennaio 2013 in cieli possibili

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Allora abbandonammo il porto sicuro io e la mia controra, facemmo ombra al cuore perché non si sciogliesse, mettemmo in gabbia gli uccelli della fede e della malafede perché non li uccidessero i vampiri nel passaggio da questa parte di giorno. Entrambi servono per comprendere il centro. Facemmo un ventaglio di foglie di quercia magra per far prendere aria ai sogni costretti nei sacchi di iuta. Pazienza ci teneva in fila nella camminata del deserto d’anime. Ogni passo una speranza che il sole non fosse mal visto dalla mia controra, che rimanesse tutto come prima ma anche diverso dal tempo delle prime ore. Il sudore rugiada, l’ansimare uno sbadiglio di risveglio, il piede gonfio come dal sonno e non dal caldo.

Per arrivare andare e per andare morire e per morire vivere e per vivere piangere e ridere e vibrare come vibra l’erba come vibra ancora il suono di una campana lontana 30 anni.

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